Perché Chaos e Kosmos?
La storia di come ho imparato ad accogliere il disordine per ritrovare me stessa.
Chaos e Kosmos sono due parole, chiaramente greche, che mi hanno sempre attirata, sia in termini di significante che di significato.
Dal chaos, che noi traduciamo come confusione ma che di fatto significa “vuoto”, si crea il kosmos, cioè l’“ordine”, che noi traduciamo come mondo, pieno e non più vuoto e con delle regole e un funzionamento il più ordinato possibile.
Ecco, in passato ho tentato di costruire il mio kosmos riempiendo una pagina di scritte ordinate e precise, secondo quello che è un ordine socialmente prestabilito, considerato giusto:
mi sono laureata, mi sono fidanzata, sono andata a convivere, mi sono sposata, ho tentato di avere un figlio.
E in tutto ciò non ho tenuto conto delle variabili e di ciò che era fuori ordine e che creava dei buchi neri che io opportunamente saltavo:
ero brava a saltare, facevo salto in alto.
Non c’era più mio papà da anni e di quel trauma non mi ero mai presa troppa cura: non avevo un minimo di consapevolezza su di me, sulle mie volontà, sulle mie capacità, brancolavo alla ricerca di qualcuno che mi volesse bene ma ciò che trovavo non era amore, era un controllo su una persona che di fatto non sapeva chi era e di certo non si voleva bene.
E in una situazione del genere non può che succedere un ulteriore patatrac:
perdo una bambina e tutto il mio kosmos va in crisi, di nuovo.
Ne seguono tre traslochi, molto lontani da “casa mia”, separazione e divorzio, persone che non mi aiutano perché io non sono in grado di aiutarmi.
Buio, tanto di quel buio.
Un giorno, in una fredda Torino, decido che non voglio rinchiudermi in palestra a sollevare pesi e a camminare su un tapis roulant in attesa delle passeggiate isolate in montagna nel weekend, ma voglio provare a correre all’aria aperta, fregandomene di quanta gente mi avrebbe presa in giro perché no, non avevo un paio di scarpe da corsa e no, non ero vestita nel modo “giusto”.
Che fatica quella corsa, che polmoni pieni però.
Decido che è il caso di ritrovare la luce:
in cinque mesi compro una casa, meravigliosamente luminosa, chiedo e ottengo il trasferimento e lascio definitivamente quella valle di montagna che mi ha salvata da me stessa.
Mi trasferisco di nuovo in una casa in cui non faccio entrare nessuno se non me stessa, i miei due gatti, e in cui comincio a guardarmi, a conoscermi, a sapere che cosa mi piace, che cosa voglio.
Sono certa: da qui non andrò mai via.
Cosa era appena successo?
Il mio foglio ordinato era diventato grigio, quasi nero; le scritte erano lineari ma non mi piacevano.
Ho semplicemente inclinato la penna, creato delle curve e cancellato tutto quel grigio.
Il foglio è tornato bianco e vuoto, pieno di chaos.
E per quanto il chaos faccia paura, viverlo è stato il mio modo di ritrovare un kosmos che pensavo non sarebbe più esistito.
Se sei arrivato fino a qui, la prossima settimana ti aspetta la seconda parte, piuttosto incredibile.
Ti sto facendo entrare nel mio mondo, nel mio kosmos.
Sono pronta e consapevole di farlo.
Ti chiedo di usare la gentilezza di cui sei certamente capace.
Vivi il vuoto.
Se vuoi seguirmi, ti lascio qui il link al mio profilo Instagram.
Angela




